Intervista al Console Generale d'Italia a Zurigo Ministro Mario Fridegotto

Quanti sono attualmente gli italiani residenti nel Cantone di Zurigo?
Il Consolato Generale d'Italia a Zurigo è competente per nove Cantoni della Svizzera tedesca (Glarona, Lucerna, Nidvaldo, Obvaldo, Sciaffusa, Svitto, Uri, Zugo e Zurigo) in cui risiedono oltre 130.000 connazionali. La maggioranza vive nel Cantone di Zurigo, dove abbiamo oltre 94.000 Italiani iscritti nella nostra anagrafe consolare.

Ci sono anche giovani espatriati, in Svizzera, da poco?
Effettivamente registriamo un trend crescente di nuovi iscritti, fra i quali molti giovani, anche se naturalmente i flussi dell'emigrazione italiana di oggi sono enormemente inferiori rispetto a quelli che si registravano negli anni cinquanta/settanta del secolo scorso.
La Svizzera, nonostante la crisi economica mondiale e le ripercussioni che non sono mancate sul territorio elvetico (si pensi, ad esempio, alle difficoltà che nel 2009 ha dovuto affrontare il settore bancario, che rappresenta il principale motore dell'economia del Paese), ha saputo mantenere la propria stabilità e capacità di produrre reddito e rimane pertanto un mercato molto attrattivo per i lavoratori, soprattutto quelli specializzati e con livelli di istruzione alti.

Chi sono i nuovi arrivati?
Sono, come accennavo prima, giovani con un livello di studio medio/alto, specializzati, provenienti in prevalenza dalle Regioni del Nord-Italia, che trovano impieghi ben remunerati, soprattutto nel terziario avanzato e nei settori della ricerca scientifica e tecnologica.

Esiste il rischio di perdere l'identità?
Per questi giovani recentemente immigrati credo proprio di no. Hanno svolto, nella maggior parte dei casi, i loro studi in Italia verso la quale conservano contatti ben radicati.
Anche la vicinanza geografica e la facilità di collegamenti stradali e ferroviari rende agevole il mantenimento dei rapporti con la Madre Patria.

Siamo lontani dalla famosa valigia di cartone?
Siamo praticamente agli antipodi. Ai tempi della "valigia di cartone" l'Italia era un Paese di forte emigrazione. Adesso siamo una Nazione di accoglienza, con flussi migratori in entrata in costante crescita già a partire dagli anni novanta, con una forte accelerazione nel primo decennio di questo secolo. Come dicevo, gli emigrati italiani di oggi arrivano qui con una preparazione professionale, linguistica e con un "bagaglio" culturale che non potrebbero essere contenuti in "valigie di cartone", per quanto capienti.

Il giovane italiano è poco somigliante ad uno di vecchia generazione. Pensa sia facile tenerli uniti sotto il tetto dell'italianità?
In Svizzera i giovani italiani di terza generazione sono in gran parte perfettamente integrati. Le loro problematiche sono quelle di tutti i giovani elvetici della loro età e non hanno niente a che vedere con le situazioni, difficili e a volte drammatiche, che hanno dovuto affrontare i loro nonni e, in misura minore, i loro padri quando sono arrivati nel territorio della Confederazione. L'Associazionismo italiano è nato per rispondere ai problemi di integrazione che dovevano affrontare gli immigrati di prima generazione e che ora, di fatto, sono stati risolti.
Tutto questo però non significa che le nuove generazioni abbiano perduto il senso della loro identità nazionale. Il Consolato accoglie ogni giorno tantissimi giovani che, anche se doppi cittadini e titolari di un passaporto svizzero, fanno domanda per avere il passaporto italiano. La vicinanza geografica con l'Italia, l'educazione ricevuta dai loro genitori e la facilità di accesso ai nostri media, la frequentazione dei Corsi di lingua e cultura italiana finanziati dal Ministero degli Esteri, questi ed altri fattori (l'italiano e' "lingua nazionale" della Confederazione) fanno sì che anche i giovani di oggi continuino a mantenere forti legami con l'Italia, a sentirla vicina e a sforzarsi di rappresentarne al meglio i tanti valori positivi e le eccellenze che essa esprime, nello stesso modo in cui lo hanno fatto, spesso con grandi sacrifici, le generazioni di immigrati italiani che li hanno preceduti.

Come si può fare Sistema Italia in una nazione come la Svizzera?
Rinunciando alle piccole rivalità e ai personalismi, che non portano da nessuna parte. Soprattutto all'estero, la capacità di creare sinergie, di promuovere iniziative comuni, è fondamentale. Il "Made in Italy" è essenzialmente un marchio di qualità, una garanzia per chi compra o per chi usufruisce di un servizio.
Le Istituzioni italiane che promuovono il nostro Paese all'estero e le Associazioni imprenditoriali hanno principalmente il compito di valorizzare e garantire l'altissimo livello qualitativo che, insieme con la creatività e con l'inventiva, è il principale "marchio di fabbrica" delle nostre produzioni e dei nostri servizi, dall'industria meccanica alla moda, dalla gastronomia al design, come in moltissimi altri settori dell'economia.

In questi ultimi mesi, Assoii-Suisse, l'Associazione degli Imprenditori Italiani in Svizzera che opera senza finalità di lucro, ha iniziato un percorso storico, affacciandosi sulla ribalta internazionale con eventi, incontri, scambi culturali e commerciali che hanno già prodotto e produrranno reddito e ricchezza per le imprese associate?
Cosa ne pensa a tal proposito?
La vostra Associazione sta dimostrando una grande vitalità, facendosi conoscere ed apprezzare anche con lodevoli iniziative umanitarie, come in occasione del tragico terremoto in Abruzzo. Credo sia un concreto e riuscito esempio di quanto dicevo in precedenza, sui vantaggi che gli imprenditori all'estero possono realizzare nella misura in cui riescono a "fare sistema" e a promuovere le loro diverse attività in modo unitario, fornendo quell'immagine di efficienza e di qualità che è la chiave di ogni attività imprenditoriale. Vi auguro di proseguire su questa strada e di valorizzare ulteriormente il vostro operato, anche con iniziative a favore della collettività italiana residente in Svizzera.

Gli associati iscritti ad Assoii-Suisse aumentano giorno dopo giorno? Possiamo parlare di successo del Made in Italy?
Il Made in Italy ha successo nella misura in cui rappresenta una garanzia di qualità, nei suoi molteplici aspetti, e la qualità attrae sempre acquirenti e nuovi operatori. Se registrate un continuo incremento degli iscritti questo significa che siete, davvero, sulla strada giusta e il mio suggerimento è quello di fare in modo che la vostra Associazione sia sinonimo di alta qualità e professionalità di tutti i vostri aderenti.

Cosa consiglia ai giovani imprenditori che intendono rischiare le proprie risorse, alla luce dell'attuale momento di crisi globale, per creare un reddito comune?
A questi imprenditori va tutta la mia ammirazione. Crisi è una parola di origine greca che significa "cambiamento". E' proprio in queste fasi storiche che si realizzano i principali mutamenti sociali ed economici, che strutture consolidate lasciano il posto a nuove realtà. E' quindi il momento giusto per farsi avanti da parte di chi ha idee, ambizione e voglia di proporre nuove cose. Augurando loro di ottenere il successo che cercano.

Intervista rilasciata nel 2010

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