Intervista all'On. Nicoletta Mariolini

L'Onorevole Nicoletta Mariolini è una donna di successo.
La cassa dei dipendenti della Città di Lugano – da lei presieduta per un periodo di quattro anni durante il quale è sopraggiunta una grave crisi finanziaria – rappresenta un bel fiore all'occhiello dell'economia confederale, capace di crescere in un momento di pesante instabilità. Oltre alla seria volontà di affrontare le nuove sfide che, giorno dopo giorno, si presentano, con energia, potrebbe suggerire, a dirigenti ed amministratori, qualche consiglio che funga loro da incoraggiamento e sostegno?
Dal mio osservatorio mi sento di poter dire ai dirigenti d'azienda che per essere competitivi, anche in tempi di crisi, l'unico tragitto da percorrere è quello della qualità.
I prodotti, o servizi, ad alto valore aggiunto sono quelli che in misura minore subiscono la concorrenza estera e per riuscire a produrli bisogna contare su personale qualificato e su una ricerca applicata di qualità. Quando un prodotto dimostra di essere valido – e di possedere aspetti di unicità – il cliente è disposto anche a spendere qualcosa in più. La soddisfazione del consumatore finale è un obiettivo irrinunciabile e con la qualità si è certi di raggiungerlo. Inoltre, proprio grazie alla mia esperienza di presidenza della Cassa Pensione, posso affermare che un altro elemento importante è la capacità dei dirigenti di gestire il grado di rischio presente in ogni decisione economico-finanziaria.
Una profonda conoscenza del risk management permette di mantenere salda la bussola senza farsi prendere dal panico, ancor più in momenti di alta volatilità dei mercati.

Come mai, secondo lei, la Svizzera non riesce ancora a valorizzare, a pieno titolo, il ruolo delle donne?
Il discorso è davvero ampio e molto complesso. Negli ultimi anni si è visto un piccolo aumento delle donne nei posti dirigenziali, ma sui grandi numeri la situazione è ancora lontana dalla parità. E non è una situazione che tocca solo la Svizzera. Anche sotto il profilo del reddito le differenze sono ancora sostanziali, anche a parità di responsabilità. Non credo che le leggi a tutela delle donne - come le cosiddette quote rosa - siano produttive, ma la difesa del ruolo della donna in ambito professionale (e non solo) deve restare una priorità per il mondo politico. La società è modellata, quasi, sulla figura maschile e questo in Svizzera lo si comprende anche da come viene vista la maternità. Se pensiamo che la normativa prevede un congedo di sole quattordici settimane, si capisce bene come l'evento più importante per la nostra società non sia considerato come dovrebbe. Oggi come oggi le donne sono delle vere e proprie acrobate, si dividono tra famiglia, lavoro e società e riescono a fare tutto in modo egregio. A mio parere, questa capacità, che sottende una forte caparbietà, spaventa non poco la figura maschile.

La società sta invecchiando a ritmi vertiginosi. Come si può preparare al meglio la classe dirigente del domani; come si possono istruire i giovani che governeranno settori come le pensioni, la sanità, il mercato del lavoro, l'organizzazione del territorio ed i rapporti tra la vecchia e la nuova generazione?
Non esiste "un modo" per istruire i giovani e la futura classe dirigente. Quello che possiamo fare è educare le giovani generazioni al senso di responsabilità. Questo significa che ogni gesto, ogni azione ha una sua precisa conseguenza, che spesso non si esaurisce nell'immediato. Bisogna far capire ai ragazzi che se un domani occuperanno posizioni di responsabilità dovranno avere a cuore il futuro dei loro figli e dei loro nipoti. In questo modo si riuscirà a mantenere al centro dell'arena politica il bene comune che è esattamente la base per garantire un futuro più sereno alle prossime generazioni. Nella mia attività politica in Gran Consiglio ho proprio presentato una mozione che chiede al Consiglio di Stato di sviluppare un nuovo approccio all'evoluzione demografica, che affronti questa tematica con un chiaro orientamento intergenerazionale.
Anche progetti come Urbaging, Innovage o le attività dell'ATTE, realtà che conosco da vicino, sono strumenti importantissimi per migliorare la qualità di vita dell'anziano in un ambiente sempre più urbanizzato, valorizzando il suo ruolo e mettendo a frutto le sue risorse.

I giovani di oggi, secondo lei, sono un'incognita o rappresentano una grande risorsa per la comunità?
Sono dell'idea che se i giovani diventano un'incognita, allora vuol dire che gli adulti hanno creato una distanza che non rende possibile la reciproca comprensione.
È vero che oggi i giovani comunicano e si aggregano con modalità che spesso agli adulti appaiono aliene, ma queste sono dinamiche che sono sempre esistite. I giovani spingono sempre verso le novità e a volte sono portatori di valori che possono migliorare l'intera società.
L'errore, che è sempre dietro l'angolo, è proprio quello di considerare i giovani come qualcosa di incomprensibile, se così fosse, chiuderemmo la porta al futuro. Dobbiamo rimanere al fianco dei giovani più tempo possibile, non solo per comprenderli, ma per dar loro gli strumenti per trasformare la loro energia in risorsa per l'intera comunità. C'è assoluto bisogno di modelli che generino comportamenti virtuosi e gli adulti ne sono i principali artefici. Non dobbiamo mai sottovalutare l'importanza dei giovani e quanto il loro sguardo sulle cose sia in grado di insegnarci qualcosa. Per sintetizzare il mio pensiero potrei prendere in prestito le parole della scrittrice Maria Rosa Cutrufelli quando dice che "le radici devono avere fiducia nei fiori".

Una sana e concreta informazione, unitamente all'avvicinamento di istituzioni ed organi dello stato capaci di trascinarli emotivamente, potrebbe accrescere il loro coinvolgimento nella quotidianità sociale?
La domanda è interessante. Coinvolgere emotivamente i giovani è di certo una buona strada, il problema è come farlo. Un'informazione corretta non basta, almeno non basta fintanto che il singolo problema non tocchi la singola persona.
Quando qualcosa avviene nel mio giardino allora mi muovo per cambiarla e migliorarla, diversamente continuo la mia vita come nulla fosse. Sembra questo il leit motiv dei giovani d'oggi e purtroppo anche degli adulti. Questo perché lo sguardo sembra essere sempre a corto raggio e questo non fa bene alla nostra società. Anche un tema importante come l'ecologia, che viene spesso declinato in maniera emotiva, spinge all'attività politica (largamente intesa) solo una ristretta fascia di giovani.
Affianco ad una informazione corretta, per coinvolgere i giovani, ci vuole l'esempio, e l'esempio lo diamo noi adulti.
Anche se alcuni giovani sembrano non farci affidamento, l'esempio dato loro da figure di riferimento come possono essere i genitori e anche i politici, sono ancora la cosa più importante per creare un senso di responsabilità anche nei più giovani e apparentemente più tetragoni. Bisogna anche ammettere che viviamo in una sorta di paradosso: i politici pretendono attenzione e rispetto da parte dei giovani, ma poi sono gli stessi politici che veicolano spesso messaggi contraddittori, i quali finiscono per aumentare la distanza laddove, invece, dovrebbero creare empatia e partecipazione.

Quanto è attrattivo il Ticino per chi vuole fare impresa?
I vantaggi competitivi offerti dal Ticino sono molti e sono la naturale conseguenza di un Sistema-Paese sicuramente efficiente e che riesce a coniugare in modo ottimale istanze sociali ed esigenze aziendali. Ci sono una serie di vantaggi, riconosciuti dagli imprenditori presenti nel nostro Cantone, che vanno dall'alta qualità dei servizi pubblici alla posizione geografica altamente strategica, da una pace sociale e sindacale stabile a delle infrastrutture moderne e di qualità, da un sistema di formazione e di ricerca di assoluto livello a dei servizi bancari ed assicurativi che ancora possiedono aspetti di qualità, da una burocrazia snella ed efficiente alla presenza di aziende provenienti da tutto il mondo che contribuiscono alla crescita della cultura manageriale.
Infine, esistono anche delle agevolazioni fiscali, soprattutto per la nuova imprenditoria, che concorrono a creare una zona ad alto interesse per investitori e aziende.

Quali sono, attualmente, gli strumenti utili, e necessari, per crescere in competitività?
Oltre al discorso sulla qualità che ho affrontato in precedenza, credo che ogni azienda debba puntare in maniera decisa sulla valorizzazione del personale e sull'utilizzo delle nuove tecnologie.
È un binomio inscindibile. Siamo in un momento di cambiamento e attraverso l'uso delle nuove tecnologie possiamo migliorare quello che già abbiamo, creando vere e proprie nicchie di mercato che prima non esistevano. Non possiamo negare che il mercato europeo è sempre più saturo di prodotti e servizi, per questo dobbiamo fare affidamento sulla creatività dei singoli, che abbinata alle nuove tecnologie, può aprire scenari fino ad oggi impensabili. Per far questo, non credo che un sistema di alta concorrenzialità sia per forza di cose migliore. La storia ci insegna che, soprattutto nei momenti di crisi, la collaborazione tra aziende, e tra aziende e Stato, è un modo assolutamente praticabile per fare meglio impresa. La famosa rete è davvero un paradigma che si addice bene sia alle relazioni economiche, sia ai processi di produzione. Mettere in comune risorse permette la creazione di vantaggi competitivi che in un mercato così avanzato come il nostro sarebbero impossibili da raggiungere singolarmente.

Da quali fonti può essere scaturita, secondo lei, la crisi economico-finanziaria che ha caratterizzato, e caratterizza ancora, quest'ultimo periodo?
Non sono io a dirlo, ma la storia recente. Quello che è accaduto è responsabilità degli speculatori finanziari, in particolare di quelli attivi nel mercato immobiliare americano.
È un classico esempio in cui, purtroppo, la politica di gestione del rischio è stata oscurata dalla smania del profitto.

Crede possa esistere una terapia d'urgenza per risolvere il problema?
Se penso allo scenario americano credo che la politica economica del presidente Obama abbia evitato il tracollo, di fronte ad una situazione così grave l'aiuto pubblico sembra essere un paracadute importante. La stessa cosa si può dire della crisi bancaria, non solo americana. Adesso però è arrivato il momento di far valere le clausole che sono parte di questi aiuti e di lavorare per un mercato con regole più rigide. Non si può solo ricorrere alla casse pubbliche per colmare i buchi, bisogna anche dimostrare di aver capito la lezione. Non ci sono altre strade: bisogna riportare l'Etica al centro dell'economia, solo così eviteremo il replicarsi di situazioni del genere.

Come mai, secondo lei, il rapporto tra il mondo giovanile e la politica, è diventato, negli ultimi tempi, complesso?
C'è un chiaro problema di rappresentanza. La democrazia non è un sistema perfetto, è solo perfettibile, e i giovani d'oggi si sentono davvero poco rappresentati. Non credo sia solo un problema di argomenti, potremmo anche trattare ogni giorno problemi riguardanti i giovani e la situazione sostanzialmente non cambierebbe.
C'è un problema di fiducia che è venuta a mancare negli ultimi anni, alcuni giovani (fortunatamente non tutti) pensano che la politica non sia in grado di affrontare e risolvere i problemi. Come sappiamo, invece, la politica è in grado di farlo, ma questo i giovani non lo sanno. Qui entra in gioco la comunicazione che oggi viene gestita con modalità poco attrattive.
Il nostro sforzo deve tendere ad una comunicazione più comprensibile e trasparente, solo così ci si può attendere un riavvicinamento dei giovani alla politica.
Esiste anche una questione oggettiva che riguarda l'invecchiamento della classe dirigente e una certa difficoltà nel trovare un ricambio nei giovani. Ovviamente, più i politici invecchiano più la distanza con i giovani si allunga e la comprensione dei loro problemi diventa difficile. E il fatto che i giovani trovino poco attrattiva la politica di certo non aiuta.

Assoii-Suisse, l'associazione degli imprenditori italiani in Svizzera, estesa alle imprese elvetiche che intendono aderire all'interscambio commerciale con l'Italia, si pone all'attenzione dell'esteso panorama economico, come forza ragguardevole di sana coesione sociale ed identificativa con l'obiettivo di creare, allargando i propri confini in Europa, ricchezza e stabilità di gruppo. Come vede l'iniziativa?
È sicuramente un'iniziativa abbastanza lodevole, proprio nello scenario collaborativo appena illustrato, anche Assoii-Suisse con il suo lavoro concorre a migliorare le condizioni generali e per di più in uno scenario internazionale.
In questo senso l'attività dell'Associazione potrà ben contribuire a migliorare i rapporti tra la Svizzera e l'Italia che ultimamente hanno conosciuto degli attriti piuttosto pesanti.
Mi auguro davvero che i rapporti commerciali possano sempre essere floridi e che la collaborazione tra aziende possa portare a soluzioni valide e durature, ancor più in momenti di crisi come questo.
Oltre a ciò mi preme ricordare la sensibilità sociale dell'Associazione che, per esempio, si è concretizzata in una solida collaborazione con il Municipio di Lugano, sfociata nella creazione di strutture scolastiche in Abruzzo a seguito del disastroso terremoto dell'anno scorso.

Intervista rilasciata nel 2010

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