Intervista al Ministro della Gioventù On. Giorgia Meloni

Come vive l'incarico di ambasciatore, eletto, del popolo italiano in Parlamento?
Ritengo sia una sfida continua, affascinante e anche molto motivante, ma da affrontare con tanta umiltà, determinazione e, in particolare, la consapevolezza che il fatto di lavorare per perseguire un bene comune non è solo un privilegio, ma soprattutto un dovere.

Con quale spirito affronta gli innumerevoli e delicati problemi che, giornalmente, le sottopongono?
Il mio impegno di rappresentante istituzionale delle istanze giovanili italiane mi ha imposto sin da subito una riflessione, sulla quale ho basato e fondo tutt'ora il mio operato. Non credo alle politiche di genere, qualsiasi esse siano. Le azioni di governo devono essere rivolte al bene della Nazione nella sua totalità. La casa, l'autosufficienza energetica, le infrastrutture, non sono scelte che si fanno anche per le giovani generazioni? E le iniziative dirette specificamente ai giovani non sono politiche di interesse generale per la Nazione? Allora ecco la sfida da affrontare: creare una sintesi politica capace di dare ai giovani risposte che possano avere valore anche per tutto il resto della società, e viceversa. Questo significa anche far misurare direttamente le giovani generazioni, e passare dalla visione assistenziale ad una dimensione di reale protagonismo.
In secondo luogo, ritengo assai fondamentale un superamento di quell'atteggiamento sbagliato della politica che, troppo spesso, ha dato l'evidente impressione di volersi occupare unicamente di ciò che immediatamente ritorna in termini di consenso, perdendo la capacità di disegnare scenari e prospettive di lungo periodo e contribuendo così ad alimentare la scarsa considerazione che gli italiani hanno di chi li governa.

Quali sono, secondo lei, le vere cause dei recenti episodi di violenza ed intolleranza accaduti nel nostro paese?
A mio modo di vedere, le cause sono diverse. Ma la responsabilità maggiore la attribuisco ad una forte ideologia politica che, tollerando l'ingresso massiccio ed incontrollato di tanti immigrati clandestini, si è completamente disinteressata della loro sorte una volta giunti in Italia. Di fatto sono stati regalati alle associazioni criminali che li utilizzano come bassa manodopera per i loro sporchi affari.

La politica nazionale è davvero in stretto contatto con il popolo?
Il compito della politica è rappresentare le istanze e le necessità dei cittadini, i quali poi valuteranno attraverso il voto l'operato di chi governa. Una politica persa in continue polemiche e scontri dialettici è una politica che non svolge il suo ruolo come invece dovrebbe. Ritengo che su questo fronte il Governo abbia dato più di una prova del suo netto orientamento verso una politica della concretezza, del lavoro. Insomma, una politica del "fare". Ed è su questo che il popolo italiano dovrà valutarci, premiando oppure no il nostro impegno alle prossime elezioni.

Nel clima mondiale è necessario sacrificare la libertà personale per la sicurezza nazionale?
È un equilibrio difficile per ogni democrazia. La sicurezza è anche il primo diritto di libertà per qualunque cittadino. È la difesa del più debole, del popolo, contro la violenza di alcuni. Sul piano filosofico, direi che la libertà personale viene prima di tutto, ma se poi entriamo sul piano della realtà le cose sono molto più complesse. Mettiamola così: se un body scanner all'aeroporto può salvarmi la vita, accetterò volentieri il sacrificio.

Qual è la sua opinione sull'inadeguate risposte del G8 al terrificante problema del cambiamento climatico e la distruzione ecologica?
Non è solo colpa del G8, ma anche di molte altre nazioni come la Cina che ancora non riconoscono una priorità assoluta nella difesa dell'ambiente. Come dicevo prima, purtroppo ancora si pensa solo al beneficio immediato e quasi mai a ciò che lasceremo dietro il nostro passaggio su questo mondo. Personalmente, mi impegno molto affinché tale pensiero possa radicarsi nella coscienza dei giovani cosicché le loro azioni siano conseguenti e decisive.

Come possono i leader mondiali modificare la situazione nelle zone di guerra e di fame? Come possono contrastare il terrorismo?
Combattendo la battaglia delle idee e soltanto dopo quella delle armi.

L'identità di una persona è il prodotto dell'ambiente culturale, familiare, scolastico e dialettico. Che ruolo riveste l'anima nella formazione della nostra identità?
Per quanto mi riguarda, credo che non sia tutto qui. Credo che dentro di ognuno di noi ci sia qualcosa di più verticale. La mia identità è fatta di questo, come delle mie esperienze personali e dell'eredità culturale del mio popolo.

Cosa ne pensa della Costituzione Europea?
Ho sempre condiviso il sogno di un Europa fatta di Popoli e di Nazioni, unita da radici comuni eppure orgogliosa delle mille e una diversità culturale endogena che rappresentano l'identità storica e irrinunciabile dei tanti popoli che la compongono. Trovo, a questo proposito, sia stata una grave mancanza la sottolineatura delle comuni radici giudaico-cristiane nell'incipit del nascente dettato costituzionale, in nome di un non ben definito multiculturalismo che ha finito più per impoverire la conoscenza della nostra eredità comune europea che per realizzare una reale apertura culturale verso l'esterno. Quello cui stiamo assistendo ora, purtroppo, è una pericolosa deriva verso un'Europa in cui a parlare non sono gli eredi dei padri costituenti e del loro pensiero, bensì burocrati e soloni, più interessati a sterili diatribe che alla costruzione di quell'unione di Nazioni e Popoli che auspichiamo ancora.

La storia dell'emigrazione italiana è anche una storia di larghi trionfi, una storia di umili operai divenuti, poi, apprezzabili imprenditori e di illustri connazionali, professori universitari e celebri avvocati eletti nei Parlamenti degli Stati in cui hanno vissuto ed operato. Come vede tutto ciò?
Anche nelle più forti avversità, anche quando le contingenze e i frangenti difficili costringono ad abbandonare la propria casa e i propri affetti per cercare oltre i confini della Patria la propria realizzazione professionale, sociale, umana, la fiaccola del genio italiano brilla senza mai spegnersi. Ne sono testimonianza le innumerevoli storie di successo di cui sono stati protagonisti gli emigranti italiani e i loro discendenti. La creatività, la forza visionaria, e la capacità di rendere tangibilmente concrete anche le idee più ambiziose sono da sempre un tratto distintivo della nostra Nazione. Peculiarità che, nel mio ruolo di ministro della Gioventù, ho avuto modo di riscontrare nella gran parte dei giovani italiani, ragazze e ragazzi ben lontani dai tratti denigranti con i quali troppo spesso vengono descritti dai media.

Assoii-Suisse si pone come obiettivo primario la sana e trasparente rappresentanza delle tante imprese, con capitale umano, italiano, in Svizzera. Cosa consiglia ai vertici di Assoii-Suisse? E agli associati?
Quello che desidero rivolgere a tutti voi sono un augurio e un'esortazione, anziché un consiglio. L'augurio, è quello di poter proseguire con successo l'opera meritoria di difesa, incentivo e promozione del capitale imprenditoriale umano in terra svizzera.
L'esortazione, è quella di non dimenticare mai le vostre origini e di portare avanti sempre e con orgoglio le vostre radici. Esse infatti sono parte integrante di voi, del vostro essere, e sono state la chiave di volta della vostra affermazione umana e sociale: tributare loro il rispetto e la riconoscenza dovute sarà un ulteriore tributo conferito al vostro successo.

Intervista rilasciata nel 2010

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