Intervista al Signor Giovanni Moret

Chi è il Signor Giovanni Moret?
Sono il presidente in carica dell'Associazione Fogolâr Furlan Udinese Club Zurigo.
Nato nel 1950 a La Thuile, in Valle d'Aosta, da emigranti veneti che nel dopoguerra sono andati a lavorare nelle miniere di carbone di Cogne. Sono, poi, rientrato in Veneto, con la famiglia, nel 1968.
Come molti miei coetanei, il territorio che ci circonda diventa molto stretto e non per necessità, ma per scelta, vengo in Svizzera nel 1971.
Dal 1982 sono sposato con una friulana, nata a Zurigo. Sono entrato a far parte dell'associazione Fogolâr Furlan nel 1991 e dal 2000 ricopro la carica di presidente.

Qual è stato il suo percorso professionale?
Fin dal 1971 considerai diverse prospettive future, ma senza ottenere grandi entusiasmi.
Nello stesso anno ho abbandonato, in maniera definitiva, la professione di cuoco.
Successivamente mi affacciai nel ramo dell'edilizia non per passione ma per pura casualità.
Un gruppo di giovani, di cui facevo parte, una sera, al bar, decisero di espatriare e, di comune accordo, seguendone le orme, ci siamo trovati a Zurigo.

Cos'ha ottenuto sino ad oggi? E cosa spera di ottenere ancora?
Entrato in una grande ditta di Zurigo e partendo dalla gavetta oppure "caretta" sono arrivato a fare, attualmente, il capo cantiere in un settore ben definito, quello dei pavimenti decorativi.
In vent'anni sono riuscito a promuovere, nella confederazione, ed oltre confine, un pavimento di gomma sintetica, portandolo ad un alto livello qualitativo; ora siamo leader, a livello mondiale, in questa specialità.
Ciò che spero di ottenere, ancora, è di passare il responsabile testimone in mani giovani e preparate che, con la medesima passione, possano migliorare ulteriormente il prodotto e, magari, rinnovarlo ancora.
Spero nel coinvolgimento della Scuola di Mosaico della città italiana di Spilimbergo perché ci sono tutte le premesse per una collaborazione.

Come si raggiunge il vero equilibrio tra lavoro e tempo libero?
Personalmente credo che l'equilibrio si ottenga quando le due cose si intrecciano e la linea che le distingue appare molto sfumata, difficile da rintracciare; ciò significa lavorare con passione ed essere appagati del proprio risultato alla pari di un giocatore che fa gol dopo una brillante azione.
Inoltre, è importante sviluppare una vita tra virgolette normale, dando spazio a piccoli hobby.

Quanta importanza riveste la dea bendata nell'attività dell'impresa?
La fortuna nell'imprenditoria ha un ruolo, ma non determinante.
Può favorire gli inizi ma, a lungo termine, la sua importanza viene sostituita, e sminuita, dalla caparbietà, dalla diligenza, dal dinamismo e dalla costanza nel ricercare la perfezione.
Comunque è l'uomo il centro dell'attività con le sue caratteristiche.
E lui che scandisce la differenza tra un prodotto mediocre ed il prodotto di alta qualità.

Quali imprenditori, personalmente conosciuti, hanno lasciato dentro di lei una traccia indelebile?
Sono diversi gli imprenditori conosciuti ma non posso affermare che abbiano lasciato, nel mio intelletto, un traccia ben definita.
Tante nozioni, messe insieme, possono donare fiducia agli imprenditori, specie quando iniziano una nuova attività.
Alcuni, poi, non facendone tesoro, si perdono per strada.
Tuttavia sono certo che una società senza imprese avrebbe vita breve.

Ritiene, l'attuale, un momento adeguato per dare inizio ad una nuova attività imprenditoriale?
Il buon momento, come accennato in precedenza, non dovrebbe tener conto di periodi migliori o peggiori.
Il soggetto fondamentale resta sempre la buona idea, realizzata dalle persone giuste e soprattutto competenti.
Credo, tuttavia, che questo sia il buon momento per iniziare.

Quali sono le imprese più colpite dalla crisi?
Le imprese più colpite sono quelle che, cercando il profitto a tutti i costi, hanno sacrificato, sull'altare della speculazione, la qualità, la puntualità e la precisione.

La crisi ha generato grandi mutamenti soprattutto nei comparti della finanza e dell'industria.
Secondo lei come si rifletteranno queste alterazioni nel mondo del lavoro?
Non tutti i mali vengono per nuocere.
Penso che sia per il settore dei servizi sia per quello dell'industria la parola globalizzazione riprenda il significato che aveva all'inizio e cioè favorire scambi e conoscenze che aiutino la ricerca di risoluzioni per consolidare, ma soprattutto per favorire, lo sviluppo di nuovi mercati, come, per esempio l'apertura dell'Europa verso l'Est.
Altresì, sostenere lo sviluppo qualitativo credo sia un sano investimento per tutti gli imprenditori.

Cosa dovrebbe insegnare la scuola moderna per preparare i giovani a fronteggiare, al meglio, le insidie future legate al mercato del lavoro?
La scuola ha sempre avuto un ruolo fondamentale e le imprese che hanno investito nella ricerca e nella formazione hanno sempre fatto centro.
Quindi penso che la scuola debba seguire l'evoluzione del lavoro e che gli imprenditori si debbano anche impegnare perché la scuola abbia le risorse necessarie per continuare a formare la società del domani.
Vorrei ricordare il familiare motto del Fogolâr Furlan Udinese Club – non c'è futuro senza passato – e credo, fortemente, in questo!

La storia dell'emigrazione italiana è anche una storia di larghi trionfi, una storia di umili operai divenuti, poi, apprezzabili imprenditori e di illustri connazionali, professori universitari e celebri avvocati eletti nei Parlamenti degli Stati in cui hanno vissuto ed operato. Come vede tutto ciò?
Emigrazione = Integrazione.
Una cosa semplice sulla carta, un po'meno nella realtà.
È vero che ci sono stati, e ci sono, nostri connazionali che hanno capito e vissuto al meglio tutto ciò e sono coloro che hanno fatto fortuna come suol dirsi.
Ma, onestamente, se guardiamo le cifre degli italiani sparsi per il mondo noteremo che ad essersi realizzati sono relativamente pochi.
In molti casi, è stato determinante il paese di accoglienza; qui l'Italia di oggi dovrebbe fare un profondo esame di coscienza sul comportamento da tenere verso coloro che cercano in Italia quanto i nostri connazionali hanno cercato, in passato, per il mondo!

Assoii-Suisse si pone come obiettivo primario la sana e trasparente rappresentanza delle nutrite imprese, con capitale umano, italiano, in Svizzera. Cosa consiglia ai vertici di Assoii-Suisse? E agli associati?
Primo di rimanere fedele all'idea iniziale e cioè di rappresentare al meglio le imprese associate rimanendo essenzialmente un'associazione no profit.
Come presidente del Fogolâr Furlan Udinese Club Zurigo mi auguro che gli imprenditori rimangano solidali con la grande comunità italiana residente in Svizzera e, dove necessario, magari sostenerla nel limite del possibile per preservare il capitale umano che essa rappresenta con la sua forte creatività.
La lingua italiana, poi, va promossa e preservata; qui credo che con la scuola ci sia molto da lavorare e non solo per gli italiani ma anche per gli svizzeri di lingua italiana.
E' necessario promuovere il prezioso idioma italico a tutti i livelli, ogni giorno, specie ora che si denota un leggero calo d'interesse.
Credo che dovremmo rivedere i vari programmi e cercare con la scuola svizzera di unire sforzi e risorse per favorire il recupero di interesse tra i giovani per l'italiano.
Per noi friulani lo sforzo è doppio perché dobbiamo, anche, preservare la lingua dei nostri padri e cioè il friulano.
Agli associati di Assoii-Suisse consiglio di essere molto attenti e darsi una mano, perché quanto più gli imprenditori sono dinamici tanto più grandi sono le opportunità di sviluppo.

Intervista rilasciata nel 2010

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